Quando si frequenta la montagna in inverno, e in particolare dove vi sia un manto nevoso continuo (superiore ai 20 cm almeno), si è esposti al rischio valanghe. Il discorso delle valanghe è assai complesso, e non è mia intenzione approfondirlo in questo articolo, però ovunque vi sia un accumulo di neve, con un pendio maggiore di 20-30° è possibile che si verifichi una valanga, qualora il manto nevoso non sia ben coeso con se stesso o con il sottostante terreno.

Per frequentare la montagna in inverno è quindi necessario conoscere bene la neve, leggere il bollettino Neve e Valanghe (vedi la nostra sezione dedicata al meteo), essere molto prudenti ed equipaggiati con gli strumenti necessari alla ricerca e all’essere trovati sotto la neve. Non da ultimo bisogna ricordare di non avventurarsi in nessun caso da soli in gite invernali, poiché anche con la più sofisticata attrezzatura, se soli, nessuno ci può cercare.

A questo proposito da domani 1° gennaio 2022 entrano in vigore nuove norme di sicurezza che prevedono, in estrema sintesi, per tutti coloro che frequentano l’ambiente innevato (fuori dai comprensori sciistici con piste battute) l’obbligo di avere con se l’ARTVA (Apparecchio di Ricerca Travolti in VAlanga), la pala e la sonda. Vediamo in dettaglio di seguito cosa prevede la legge.

Verso il lago Serrù, inverno 2010

Le nuove norme di sicurezza per frequentare ambienti innevati

Come detto sopra dal 1° gennaio 2022 si applicano le nuove norme sulla sicurezza nelle discipline sportive invernali, previste dal decreto legislativo 28 febbraio 2021, numero 40. 

Il decreto è entrato in vigore il 3 aprile 2021, ma l’articolo 43-bis, introdotto dal decreto legge 40 del 22 marzo 2021 ne aveva fissata l’applicazione a partire dal 31 dicembre 2023, termine poi ridotto al 1° gennaio 2022 dal decreto legge 25 maggio 2021, numero 73. 

Chi pratica attività fuori pista dovrà attenersi alla disposizione contenuta al secondo comma dell’articolo 26 sul pericolo di valanghe nelle attività al di fuori delle aree sciabili attrezzate, che precisa: 

“i soggetti che praticano lo sci-alpinismo o lo sci fuoripista o le attività escursionistiche in particolari ambienti innevati, anche mediante le racchette da neve, laddove, per le condizioni nivometeorologiche, sussistano rischi di valanghe, devono munirsi di appositi sistemi elettronici di segnalazione e ricerca, pala e sonda da neve, per garantire un idoneo intervento di soccorso”.

Se fino ad ora il pericolo di valanghe era comunemente considerato al grado/livello 3 della scala delle valanghe (quindi pericolo marcato), ora la formulazione potrebbe estendere l’applicazione dell’obbligo anche al livello 2 (moderato), in quanto il pericolo esiste comunque.

Senza dubbio la norma intende dar voce al principio che in montagna il rischio zero non esiste. Tutti devono essere consapevoli delle loro capacità e della loro preparazione per ridurre al minimo i rischi verso se stessi e verso gli altri. Questa linea presuppone anche la conoscenza dei materiali e delle tecniche necessarie da utilizzare in caso di auto soccorso durante una escursione in ambiente innevato. Quindi ritengo opportuno dire due parole sull’utilizzo dell’ARTVA e sulla ricerca in valanga.

Come si usano i dispositivi di ricerca in valanga?

Come sempre tra la teoria e la pratica c’è molta differenza, però provo a spiegare in breve come funziona l’ARTVA.

Quando lo indossiamo, si accende in modalità di trasmissione, ovvero genera un campo elettromagnetico che segnala la nostra posizione (non su una mappa però!), mentre in fase di ricerca esso rileva l’intensità (e in alcuni modelli le linee del campo) del campo elettromagnetico emesso dal trasmettitore indossato dalla persona sepolta.

Prima di tutto bisogna scandagliare tutta la valanga, si procede per linee parallele, se si è in molti, o a greca (zig-zag) se si è da soli, individuato il segnale del sepolto si procede con il passo successivo, ovvero avvicinandosi il più possibile al punto in cui si trova il travolto dalla valanga.

Metodi per la prima ricerca del sepolto.

Se il nostro ARTVA non indica la direzione di ricerca (ovvero da dove proviene il campo elettromagnetico) sarà necessario fare una ricerca a “croce” fin da subito (e non solo per la ricerca di precisione finale), ovvero spostarsi lunga una linea retta, trovare il segnale massimo, e da lì procedere perpendicolarmente su una linea retta fino a ritrovare il massimo, e così via. Se invece il nostro ARTVA indica la direzione delle linee del campo elettromagnetico sarà possibile avvicinarsi al sepolto più rapidamente e solo in seguito fare la ricerca di precisione.

Trovato il punto in cui è rimasto sepolto il nostro compagno, è opportuno prima di scavare, cercare il punto esatto con la sonda, e poi iniziare lo scavo.

Questa ovviamente è una descrizione di utilizzo per nulla esaustiva, nelle nostre uscite invernali avremo modo di approfondire e di provare insieme ad utilizzarlo!

Approfondimenti

L’intervento del presidente generale del CAI Vincenzo Torti >>


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